Antichi mestieri di Puglia: i cestai e gli “zzuccari”.

 In Dinamo

Uno dei mestieri più antichi della Puglia, ancora presente in molte zone della regione è quella dei cestai.
L’origine di questa attività pare che storicamente anticipi la produzione della ceramica e dia il via alla tecnica della tessitura.
L’arte dell’intreccio è legata alla vita contadina: avveniva tradizionalmente con i rami di ulivo, che venivano attorcigliati, lavorati e intrecciati per formare ceste, portapani e diversi contenitori oppure per creare “u spurt”, vale a dire un enorme cesto di forma oblunga, dai bordi bassi, che serviva per l’essiccazione della frutta, ad esempio dei fichi che servivano, poi, per fare il cotto di fichi con cui condire le tradizionali cartellate.

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In molte città pugliesi, quest’attività artigiana occupa un ruolo importante, come ad esempio a Putignano, dove sopravvive la figura del cestaio.

I cestai: l’antico mestiere che si tramanda di padre in figlio.

Quella del cestaio era un’attività che si apprendeva sin da piccoli e che si tramandava – e lo si fa tutt’ora – di padre o madre in figlio.

Il materiale utilizzato è rappresentato non solo dagli ulivi, ma anche dal grano raccolto nel periodo dopo la mietitura, perché più tenero e facile da lavorare, dai rovi che infestano i muretti a secco lungo le campagne pugliesi e poi ancora da canne, sugheri e spugne, vimine, paglia, giunchi e crine vegetale.

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Gli oggetti prodotti dai cestai sono tutt’ora, come in origine, oggetti e utensili della vita quotidiana, che acquisiscono un fascino particolare, legato ad un passato che va ormai scomparendo.

Nei negozietti e nelle botteghe di molti centri storici e borghi pugliesi è ancora possibile ammirare e acquistare questi capolavori dell’arte dell’intreccio, molto apprezzati soprattutto dai turisti stranieri. Mentre, in molte città del nord dell’Italia, quella delle ceste è diventata proprio una moda, tanto che alcuni brand li ripropongono come oggetti fashion.

Il saper fare antico dei cestai.

Ammirare i cestai all’opera è un vero e proprio spettacolo, dove protagoniste sono le abili mani nodose degli artigiani che, come veri e propri prestigiatori, materializzano dal nulla piccole opere d’arte.

In quella gestualità antica si rinnova una tradizione senza tempo, legata alla terra, alle stagioni, ad uno stile di vita semplice ed autentico.

È forse proprio in quei gesti, che monotoni si ripetono da secoli, che si racconta la storia di un popolo e di una terra devota ai suoi cicli, ai suoi profumi e ai suoi colori.

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Le “Zzucche” di Bagnolo del Salento.

Appartengono all’arte dell’intreccio anche le cosiddette “Zzucche” di Bagnolo, nel Sud della Puglia.
In un articolo su Periodically.com, si narra di come venivano trasformati giunchi ed erbe palustri in resistenti “fili” per stendere i panni, o intrecci per impagliature di sedie, tappeti e coperture.

Ancora oggi, gli abitanti di Bagnolo vengono chiamati proprio “zzucari”, ovvero cordai dalle abilità straordinarie e ancora oggi, quelle corde antiche profumano di erbe, di terra, di mani umili, di una povertà che era ricchezza.

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